Made in Italy? Serve la fiducia

La forza del Registro delle imprese delle Camere di commercio – gestito da InfoCamere – come fonte ufficiale e aggiornata sui 6 milioni di imprese che operano nel nostro territorio e i 10 milioni di imprenditori che le amministrano

Articolo di Paolo Ghezzi, direttore generale InfoCamere, apparso su 

Per un sistema produttivo come quello italiano, proiettato oltreconfine fin dai tempi di Marco Polo, la ribalta dei mercati globali è stata fondamentale in questi anni di crisi prolungata per la tenuta delle posizioni nel ranking delle principali economie mondiali. E ancora di più lo sarà per aiutare il Paese a riprendere il passo della crescita, nella nuova economia disegnata dal Coronavirus. Le incertezze generate della pandemia si sommano a quelle che, negli ultimi anni, sono seguite alle fiammate protezionistiche alimentate dalla ripresa delle politiche dei dazi. Per ridurre rischi e incertezze, le imprese internazionalizzate sono oggi impegnate a ripensare le loro supply chain che si fanno più corte e più spesse, secondo un modello di grandi economie più regionalizzate e meno globalizzate.

In questi scenari, asset immateriali come la fiducia e l’informazione si confermano ancora più indispensabili per la crescita degli scambi e mettono al centro il ruolo delle istituzioni quali produttori di questi beni pubblici essenziali. La crescita economica, infatti, non può fare a meno di reti fiduciarie tra produttori, commercianti e consumatori. Per essere certi di avere davanti un interlocutore che può davvero parlare per conto dell’impresa; per verificare i fondamentali di un partner, leggendo il suo bilancio; per sapere quali sono le regole che si è dato, studiando il suo statuto. Network immateriali su cui corrono informazioni che devono essere il più possibile aggiornate e affidabili, meglio se certificate da un’autorità riconosciuta.

In Italia, il Registro delle imprese delle Camere di commercio – gestito da InfoCamere – è la fonte ufficiale e costantemente aggiornata sui 6 milioni di imprese che operano nel nostro territorio e i 10 milioni di imprenditori che le amministrano. La forza del Registro è nel suo essere stato concepito e realizzato – già venticinque anni fa – in modalità totalmente informatica e di essere perciò accessibile online a tutti in modo semplice, sicuro e veloce. Per il pubblico internazionale che vede le imprese italiane come partner privilegiati, è stato da poco realizzato Italian Business Register un portale completamente in lingua inglese da cui accedere ancora più facilmente ai dati ufficiali sui protagonisti del Made in Italy.

Con pochi passaggi, anche dal proprio smartphone, è possibile avere company profile aggiornati e già tradotti in inglese, bilanci ufficiali su circa un milione di società di capitali, analisi dettagliate delle governance societarie, mappe interattive sulle ownership e le partnership delle aziende, certificazioni di qualità, informazioni su eventuali default dell’impresa o dei suoi manager. Dati indispensabili per guidare oggi un’impresa nella data-driven economy e che, grazie agli strumenti digitali che realizziamo, sono alla portata di tutti. Anche delle imprese più piccole, le meno preparate a gestire la trasformazione digitale e che più rischiano di rimanere indietro ora che la Covid-economy sta spingendo sull’acceleratore della digitalizzazione.

In un quadro in cui l’Europa peserà probabilmente più dei mercati oltre oceano, l’orizzonte internazionale si appresta a diventare davvero il mercato ‘domestico’ anche per le realtà di minori dimensioni. Poter contare su un biglietto da visita ufficiale, in formato digitale e già pronto nella lingua degli affari – come oggi è il Registro delle imprese – può contribuire a ridare alle nostre imprese un po’ di quella fiducia che può aiutarle a guardare al futuro con meno incertezza.

 

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