PA-digitale

La PA digitale virtuosa

La sfida della razionalizzazione dei Data Center delle PA (di Paolo Ghezzi)

Pubblicato l'1/10/2019 su 

È un obiettivo da far tremare i polsi, ma il suo raggiungimento – o anche la sua approssimazione – può rappresentare una delle chiavi di volta per trasformare radicalmente il nostro Paese e contribuire a progettare interventi per migliorare la qualità della vita di cittadini e imprese. La razionalizzazione delle migliaia di data center della Pubblica amministrazione centrale e locale (prevista dal piano triennale per l’informatica nella PA 2019-2021) contiene in sé un potenziale enorme per attivare quei processi di semplificazione ed efficientamento della nostra società che ognuno attende dal digitale e che in pochi, ancora, percepiscono nel proprio vivere quotidiano.
Eppure, come a volte accade, ciò che a prima vista sembra impossibile a un certo punto diventa inevitabile. Nella scalata verso una vetta  sfidante, prima o poi arriva il momento che impone la scelta tra l’andare avanti o rinunciare. Nel caso dell’innovazione digitale, una leva per fare il salto è la capacità di immaginazione nella lettura della realtà, per decidere di superarla grazie a un connubio virtuoso tra pragmatismo e visione del futuro. Esercizio difficile, ma non impossibile se – come nell’esperienza del sistema delle Camere di Commercio – a prevalere è la propensione che mette al centro della missione della PA l’offerta a cittadini e imprese di servizi evoluti ed efficienti.
Attraverso il Registro delle imprese, le Camere di commercio garantiscono ogni giorno il trattamento e la diffusione di milioni di informazioni pubbliche a valore legale su tutte le imprese che operano nel nostro Paese. Per farlo, da oltre quarant’anni alimentano un’unica struttura informatica e telematica – realizzata e gestita da InfoCamere – che, in modo virtuale, collega tra loro gli asset digitali di ogni Camera, rendendoli accessibili online a chiunque in Italia e nel mondo.
Di fronte all’opportunità per le imprese – grazie alle nuove tecnologie – di ricercare valore attingendo ai dati pubblici, il mondo camerale fece una scelta lungimirante e condivisa: mettere insieme know how e visione per gestire in modo più efficiente i dati di tutti, salvaguardando l’autonomia di ciascun ente e liberando risorse per offrire un servizio migliore alle imprese e al territorio. Il risultato è un benchmark internazionale, oggi osservato in Europa e nel mondo, a basso impatto ambientale ed elevati standard operativi. Una delle infrastrutture digitali avanzate su cui il Paese può contare nella corsa a colmare il gap che ci penalizza rispetto ai nostri principali competitor.

Se ieri gli strumenti erano i grandi mainframe e le prime Reti telematiche fisiche, oggi la sfida si gioca sulle server farm virtuali e il cloud computing, passando per l’intelligenza artificiale. Ma gli ostacoli sono sempre gli stessi: la frammentazione delle competenze unita a una diffusa diffidenza per i pro- cessi di innovazione che hanno stravolto i paradigmi dell’ICT (con l’esplosione di temi quali le minacce alla privacy, la diffusione delle fake news, i rischi del cyber-crime). Temi fondamentali ma che – proprio per la loro natura – vanno affrontati in modo sistemico e non isolatamente da ogni singola PA, con conseguenti moltiplicazioni di costi e ridondanza dei servizi, senza benefici per la società e il sistema produttivo.

L’esperienza consolidata delle Camere di commercio, sviluppata nel corso di oltre 40 anni di storia, conferma la valenza di questo approccio; l’infrastruttura realizzata da InfoCamere consente al sistema camerale di collaborare  in modo efficiente con le altre PA (Agenzia delle entrate, Inps, Inail, Comuni, Università) e di aprirsi ai soggetti del mercato dell’informazione economica in modo trasparente, realizzando le condizioni propedeutiche allo sviluppo di servizi integrati e interoperabili, in grado di stimolare la generazione di valore a partire dal dato pubblico.
L’impatto di una PA digitale, che riesce a coniugare efficienza, sicurezza, standard di servizio può essere enorme e per questo richiede una pari capacità di visione e di guida di questi processi. L’obiettivo ultimo è far crescere la capacità di istituzioni e mercato di leggere in modo sempre più accurato i fenomeni che attraversano la società e l’economia, sostenendo al contempo un percorso virtuoso di crescita digitale delle PA centrali e locali. È il momento di mettere a sistema i migliori risultati raggiunti finora perché tutti possano condividere i frutti di una PA digitale matura.

Articolo di Paolo Ghezzi (Direttore Generale InfoCamere) 

 

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