Lavoro smart e servizi web, Ghezzi: «Diffondere le conoscenze»

Il direttore generale di InfoCamere: «Oggi abbiamo tecnologie e consapevolezza ma resta da assicurare che tutti abbiano accesso alla rivoluzione digitale»

Articolo pubblicato il 23 ottobre nell’inserto de 

«Oggi abbiamo le tecnologie, la consapevolezza e anche la disponibilità degli utenti, resta solo da assicurare che tutti possano avere accesso alla rivoluzione digitale perché si possa compiere un nuovo Rinascimento nel nostro Paese».
Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere, è tra i pochi analisti a vedere il bicchiere mezzo pieno in questa difficile stagione. E non si tratta di una posizione di maniera, ma è il frutto di quello che il manager della società delle Camere di Commercio italiane per l’innovazione digitale ha visto accadere negli ultimi mesi.

«Un nostro sondaggio condotto alla vigilia della pandemia aveva riscontrato il disinteresse del 40% delle Pmi italiane verso Internet e le tecnologie», spiega. «La drammatica diffusione del virus e il lockdown che ne è seguito hanno modificato radicalmente lo scenario».

Quella in atto, aggiunge Ghezzi, è una rivoluzione culturale prima ancora che tecnologica.
«Tanti imprenditori hanno capito che si può lavorare, e farlo bene, anche senza che i lavoratori siano costantemente presenti in ufficio e abbiamo ricevuto tante richieste di assistenza per poter accedere ai servizi digitali del sistema camerale già da tempo disponibili», aggiunge. Citando su tutti il Cassetto digitale dell’imprenditore impresa.italia.it, che consente di accedere a visure, atti, bilanci, stato delle proprie pratiche e fatture elettroniche (solo per citare i servizi principali) direttamente dal proprio smartphone e senza alcun onere.

«Tutta la documentazione relativa all’impresa, che tradizionalmente era distribuita tra archivi e faldoni, oggi è disponibile con un semplice click», spiega. «Questo significa minori costi di gestione e maggiore semplicità nelle relazioni con clienti, fornitori e con i professionisti che seguono l’impresa».
Opportunità a lungo poco considerate dalle stesse aziende, come dimostrano le ricerche internazionali che pongono l’Italia agli ultimi posti in Europa per la diffusione del digitale, ma oggi divenute di interesse diffuso. L’accesso al cassetto digitale dell’imprenditore, così come agli altri servizi della Pubblica amministrazione disponibili in digitale, richiede solo il possesso dello Spid, il sistema unico di accesso con identità digitale ai servizi online della Pa italiana e dei privati aderenti.

«Un codice univoco che richiede una procedura di creazione che per alcuni continua a costituire un ostacolo», prosegue. «Così oggi la sfida principale è fornire gli strumenti, le conoscenze, necessari per mettere tutti nelle condizioni di operare per contribuire a realizzare un nuovo Rinascimento in chiave digitale».

Un appello particolare a istituzioni e operatori della formazione perché, in caso contrario, «si rischia di acuire il gap tra chi ha e chi non ha accesso agli strumenti del digitale: oggi un’impresa o è digitale oppure non è», conclude Ghezzi.

 

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