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Raccontiamo la nostra visione dell’innovazione fatta di persone (People),
luoghi di lavoro (Place), piattaforme tecnologiche e servizi (Platform).
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Sostenibilità: la chiave del futuro

Nella nuova normalità la competitività delle imprese si giocherà sulla condivisione di un’idea di società sostenibile

Articolo di Lorenzo Tagliavanti, Presidente di InfoCamere, per

Nel tentativo di dare un senso alle vicende di questi mesi - che probabilmente continueranno a segnare anche gli anni a venire - il termine ‘sostenibilità’ è tra quelli più ricorrenti. Rispetto agli eventi traumatici del periodo a cavallo del passaggio del millennio e dell’instabilità geo-politica che, a ondate, da allora ha scosso e scuote la comunità internazionale, la pandemia da coronavirus ha aggiunto un’ulteriore linea di frattura alla mappa delle nostre insicurezze. Una ferita che sollecita riflessioni più profonde, sistemiche, o – per usare un termine in voga qualche decennio fa – olistiche rispetto alle scelte che ognuno di noi quotidianamente è chiamato a fare. La complessità crescente del nostro sistema economico e sociale ha aumentato il rischio che un’alterazione in una sua parte possa produrre conseguenze imprevedibili su larga scala.

Il costo in termini di vite umane che l’epidemia ha imposto al pianeta ha reso tangibile il significato dell’ “effetto farfalla” dando corpo agli allarmi sollevati in questi anni con riferimento alle trasformazioni di cui siamo testimoni. Dall’alterazione del clima alle conseguenze dei movimenti migratori di massa, dalla crescita dei consumi energetici per sostenere lo sviluppo tecnologico all’accelerazione dei fenomeni di urbanizzazione o alla gestione dei rifiuti. Sempre più forte e diffusa è la convinzione che il modello di sviluppo su cui si fonda il nostro stile di vita va ripensato per garantire alle prossime generazioni un livello di benessere che sia, appunto, ‘sostenibile’. Un tema non nuovo ma che, proprio per la scala planetaria degli effetti della pandemia, oggi appare sempre meno eludibile.

Nel mondo delle imprese, questa consapevolezza si sta facendo strada sotto la spinta di una competizione al rialzo nel rapporto con i propri stakeholder. In cui la fiducia si guadagna e si conserva dimostrando non solo di essere “responsabili” (la responsabilità sociale d’impresa, per alcune tipologie di aziende, è ormai un requisito regolato da specifiche norme), ma soprattutto di possedere una visione di futuro sostenibile e di saperla condividere con chi usa i propri beni o servizi.

L’esperienza di InfoCamere – la società delle Camere di commercio per l’innovazione digitale - prima del lockdown, nel pieno dell'emergenza e ora nel passaggio verso la “nuova normalità”, riflette molti aspetti di questo paradigma. L’azienda, infatti, persegue ormai da alcuni anni l’obiettivo della sostenibilità con azioni che vanno dalla progressiva trasformazione in chiave “green” del proprio data center – uno dei principali in Italia, su cui è attestato il Registro delle imprese e numerosi altri servizi essenziali per imprese e pubblica amministrazione – alla riconfigurazione degli ambienti di lavoro per recuperare una dimensione più umanizzata e motivante dello stare insieme, fino allo sviluppo di un piano di welfare avanzato in cui il lavoro agile diventa una modalità standard con cui ogni dipendente può dare il proprio contributo all’azienda.

Investendo su capitale umano (People), piattaforme tecnologiche (Platform) e contesti di lavoro (Place), InfoCamere ha avviato fin dal 2018 un progetto di sperimentazione del “lavoro agile” con l’obiettivo di integrare - nella propria realtà lavorativa -innovazione e sostenibilità. Questo le ha permesso di essere preparata ad affrontare l’emergenza Covid-19 e di distinguersi nella gestione del lavoro durante il periodo di lockdown. Da subito l’azienda si è attivata per tutelare la salute non solo dei propri lavoratori, ma di tutto il contesto sociale in cui si inserisce, facendo della prospettiva del lavoro agile una risposta all’emergenza.

Nella prima settimana la quota di dipendenti in smart working è salita a più del 90% del totale (circa mille unità) garantendo la continuità dei servizi. Terminata la fase di lockdown, al momento del rientro in sede ha messo il personale in condizione di gestire autonomamente - tramite app aziendale - le proprie timbrature, le autocertificazione dello stato di buona salute e il servizio delivery per il pranzo. Contestualmente a queste azioni, sfruttando la propria infrastruttura tecnologica e le competenze già maturate, in pochi giorni InfoCamere ha anche abilitato al lavoro agile oltre 4.000 dipendenti delle Camere di Commercio.

Sostenibilità e responsabilità - insieme ad una scelta forte per la trasformazione digitale -saranno sempre più le parole chiave dello sviluppo delle imprese. Per chi ha cominciato a declinarle per tempo, hanno consentito il radicarsi di valori grazie ai quali è stato possibile trasformare l’emergenza Covid-19 in un’opportunità. Per accelerare l'adozione di comportamenti più virtuosi e sviluppare, accanto a quelli biologici, degli anticorpi digitali indispensabili per ripartire. Prima questa consapevolezza raggiungerà in modo diffuso il reticolo delle PMI italiane, prima e meglio saremo in grado di rifondare i legami di fiducia indispensabili al funzionamento della nostra economia e della nostra società.

 

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L'innovazione non si ferma

Lo rivela il report trimestralre sulle startup innovative

La nuova edizione del report trimestrale dedicato ai trend demografici e alle performance economiche delle startup innovative, frutto della collaborazione tra MISE e InfoCamere, con il supporto del sistema delle Camere di Commercio (Unioncamere), rivela come le startup si assestano ormai stabilmente sopra quota 10mila. Al 30 giugno 2020 se ne contano 11.496, il 3,1% di tutte le società di capitali di recente costituzione.

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Big Data: sempre più fondamentali

L'importanza di governare i dati è ancora più evidente dopo l'emergenza sanitaria

Articolo di Paolo Ghezzi, pubblicato il 23 luglio 2020 su 

 

L’abilità nel governare i dati sarà sempre più la cifra su cui misurare la competitività dei sistemi sociali, che siano strutture politiche (come gli Stati nazionali), organizzazioni di mercato come le imprese o altre forme ancora di associazione umana. L’emergenza sanitaria non ha fatto che rinforzare questo dato di fatto. Già prima dell’arrivo della pandemia era chiaro che l’umanità – o almeno buona parte di essa – fosse ormai entrata in una dimensione data-driven.

Big data
Gli spazi economici e sociali sono largamente influenzati dalla presenza di processi governati digitalmente, al centro dei quali c’è la capacità di integrare ed elaborare crescenti moli di dati. L’esplosione informativa frutto della rivoluzione digitale ci ha condotto alla produzione di 33 Zettabyte (trilioni di gigabytes) nel 2018, nel 2020 arriveremo a 45 e – secondo l’IDC – nel 2025 potremmo raggiungere un valore pari a 175 ZB. Le implicazioni di questo scenario sono almeno di tre tipi: tecnologico-organizzativo, etico, culturale. Chiunque – a qualunque livello – si trovi a dover gestire dati, dovrà costruire su questi tre pilastri, il più importante dei quali è la crescita di una cultura digitale diffusa, senza la quale offerta tecnologica e regole – da sole – non sarebbero in grado di attuare compiutamente la digital transformation. Perché il cavallo beva, come recita la nota metafora, non basta infatti portarlo alla fontana: bisogna che abbia sete.

Digitale, il ritardo italiano
Ma dove siamo nel processo di digital trasformation dell’Italia e quali lezioni si possono cominciare a trarre dall’esperienza del lockdown? L’irrompere del distanziamento sociale come regola di convivenza ha cambiato qualcosa, facendo crescere la “sete digitale” degli italiani. Milioni di persone hanno preso coscienza di bisogni e diritti digitali di cui non percepivano l’esistenza o da cui non si sentivano toccate. Forse è da qui che si può immaginare di far fare all’Italia quel salto “disruptive” nel digitale per recuperare le posizioni che ci vedono in coda in Europa. Secondo l’indice DESI – il Digital Economy and Society Index – anche nel 2020 siamo “inchiodati” alla 25ma posizione nello sviluppo digitale europeo. Per uscire dal guado verso la modernità non basta fare bene i compiti perché, mentre noi cerchiamo di recuperare terreno, gli altri vanno avanti e il divario non si riduce. Con danni gravissimi quando il ritardo colpisce le imprese. Il rapporto tra le PMI italiane e il digitale resta difficile. Basti ricordare che fino a poco fa quattro PMI italiane su dieci dichiaravano che a loro internet non serviva e che – come rilevato da Amazon in pieno lockdown – solo una PMI su tre è digitalizzata e solo una su sette ha un fatturato significativo online.

Il registro delle imprese
In questo scenario InfoCamere – insieme alle Camere di commercio – sta combattendo una battaglia quotidiana per promuovere la digitalizzazione delle imprese, in particolare di quelle più piccole e strutturalmente meno attrezzate attraverso l’uso dei Big Data e l’accesso semplificato alle informazioni ufficiali del Registro delle imprese. Il Registro delle Imprese delle Camere di Commercio – la “casa” dei Big Data sulle imprese italiane – si è profondamente trasformato in questi ultimi anni per raccogliere questa sfida. I database in cui nel passato i dati delle aziende venivano registrati quasi esclusivamente per finalità burocratiche, oggi sono riconosciuti come una delle piattaforme digitali più avanzate e – anche grazie all’impiego di competenze come quelle dei data scientist – vengono analizzati e visualizzati attraverso modalità innovative, con l’obiettivo di aumentarne la comprensione, favorire la crescita in digitale e, dunque, la competitività del sistema imprenditoriale.

Affidabilità del dato e delle informazioni
Per le imprese, analizzare e integrare il maggior numero di informazioni possibile è indispensabile per fare scelte consapevoli e cogliere nuove opportunità a patto di saper gestire i rischi connessi con il moltiplicarsi delle fonti disponibili. Alla vertiginosa crescita dei dati a nostra disposizione ha fatto eco la difficoltà di capire quali fonti siano da ritenere affidabili e quali no. La Pubblica Amministrazione è, per definizione, il più grande generatore e gestore di dati “certi” e dunque affidabili. Dati amministrativi, fiscali, previdenziali, anagrafici, economici, ambientali, sanitari, scolastici. Una base di conoscenza unica, qualitativamente diversa da quella del mondo di internet, la cui incertezza richiede maggior cautela nel loro utilizzo. Il migliore antidoto contro le fake news è dunque nell’educazione di chi consuma informazione e nella crescita nella qualità dell’informazione stessa, a partire da quella pubblica. L’impegno di InfoCamere e delle Camere di Commercio è quella di ridurre la distanza tra la domanda e l’offerta di informazione di qualità e contribuire a ridare fiducia al nostro sistema economico.

Data driven decision
Se è vero che la PA è un’attrice protagonista sulla scena dei Big Data, senza dubbio è però anche quella che oggi li sta utilizzando solo parzialmente – rispetto alle potenzialità e le tecniche disponibili – per estrarne ciò che ne determina il reale valore: la conoscenza. I dati, infatti, diventano utili quando riusciamo a interpretarli per ricavarne informazione. Altrimenti rimangono come libri chiusi sugli scaffali di una libreria. Uno Stato che non utilizza i dati che raccoglie e gestisce è come un’impresa che non conosce i suoi clienti e il suo business. Non si tratta (solo) di sviluppare tecnologia o di infrastrutture e di occuparsi (solo) della loro raccolta. E’ necessario introdurre nuovi processi di lettura e comprensione del dato affinché anche cittadini e imprese ne traggano il maggior beneficio. Secondo uno studio di I-Com, l’Istituto per la Competitività, l’impiego dell’Intelligenza Artificiale può far aumentare anche del doppio le probabilità per una PMI di passare a una classe superiore di fatturato rispetto a un’impresa tradizionale. Per spostare in avanti il baricentro dell’Italia digitale bisogna partire (anche) da qui, mettendo le PMI al centro di un progetto di coesione che riguardi anzitutto le competenze. In questa missione la Pubblica amministrazione sarà determinante per realizzare quelle piattaforme standardizzate nazionali indispensabili per dare cittadinanza digitale a tutti e costruire una società meglio attrezzata per affrontare il futuro.

L’esperienza delle Camere di commercio
Da alcuni anni il paradigma digitale è al centro della visione di futuro delle Camere di commercio italiane che con l’aiuto di InfoCamere – la loro società per l’innovazione digitale – sono impegnate a trasferire alle PMI, ai professionisti e a tutti gli operatori del mercato. Dall’uso più esteso dei Big Data del Registro delle imprese all’utilizzo di servizi innovativi come il cassetto digitale dell’imprenditore impresa.italia.it (per avere sempre con sé e condividere, anche dallo smartphone i documenti ufficiali della propria impresa). Dalla fatturazione elettronica alla tenuta digitale dei libri d’impresa, fino alla gestione standardizzata delle comunicazioni con tutta la PA attraverso la piattaforma impresainungiorno.gov.it – da cui 4000 comuni fanno funzionare il proprio Sportello unico per le attività produttive – il sistema camerale ha fatto suo il profilo di una PA matura che vuole finalmente essere parte della soluzione dei problemi che le imprese affrontano ogni giorno. Le conquiste che stiamo facendo in questi giorni difficili nella diffusione massiva del digitale, devono essere al primo posto nello sforzo di capitalizzare l’esperienza della quarantena. L’esperienza del lockdown ha accelerato l’evoluzione dell’offerta digitale, concentrando più risorse nello sviluppo di servizi che si sono rivelati indispensabili al proseguimento della nostra vita quotidiana (logistica, shopping online, smart working, education). La stessa Pubblica amministrazione – anche se solo in parte – ha dovuto fare una specie di “salto quantico” nel digitale, per garantire ai cittadini l’accesso a servizi di base come quelli sanitari o anagrafici. Ma il vero tesoro che stiamo accumulando (e che non dobbiamo disperdere) è disponibilità di cittadini e imprese a prendere sul serio il messaggio della digital transformation e smettere di considerarla un’opzione per coglierne la vera portata di “comune denominatore” nell’equazione del nostro futuro.

 

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Come cambia il turismo

L’effetto Covid riporta il turismo agli anni ‘70
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Imprenditori sempre più over 50

Imprenditori più vecchi e giovani che non fanno impresa

In dieci anni l'età dei piccoli imprenditori si è alzata e di tanto. Gli over 50 che prima erano il 54,8% dei titolari di imprese individuali, ora sono il 66,4%.

Dall'analisi di Dario Di Vico, in collaborazione con Unioncamere-InfoCamere, emerge che dalla recessione degli anni Dieci ad oggi abbiamo avuto meno imprese, un deciso slittamento anagrafico verso l'alto e scarso ricambio alle spalle.

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Artigianato a Roma

Effetto Covid, chiuse 400 aziende - Artigianato, trimestre nero

 Nel primo trimestre del 2020 a Roma - secondo la ricerca condotta da InfoCamere - c'è stata una riduzione delle imprese artigiane dello 0,7% (da 66.190 a 65.777).
La fotografia della crisi mostra che ad essere colpiti sono in particolare i settori della produzione (falegnami e fabbri). Prime chiusure pure per alimentari e sartorie.

 

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La Lombardia in ripresa

A giugno del 2020 sono nate più startup rispetto allo stesso mese l'anno scorso

Dalle startup registrate in Lombardia arriva il primo forte segnale di recupero post emergenza sanitaria. A fronte delle 60 startup registrate in ragione a giugno 2019, un anno dopo il totale del mese sale a quota 66.

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Le Camere verso la semplificazione

Grazie all'Istituto cassiere messo a punto da InfoCamere

il nuovo servizio Istituto cassiere, per semplificare le attività contabili delle Camere di commercio che vi aderiranno, entrerà a regime a gennaio 2021, dopo una fase sperimentale partita il 1° luglio.

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I servizi digitali per le imprese

Paolo Ghezzi racconta come InfoCamere sostiene le imprese e come le ha aiutate durante l'emergenza sanitaria

Come sostenere le imprese in chiave di semplificazione con i servizi digitali pensati per gli imprenditori, come il Cassetto digitale dell’imprenditore, impresa.italia.it. Lo racconta il Direttore Generale di InfoCamere Paolo Ghezzi all’interno del numero 27 di italia Economia.

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