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InfoCamere campione di sostenibilità

Il bilancio di sostenibilità di InfoCamere in testa alla classifica di gradimento dei consumatori nell’ambito dell’Index Future Respect 2020

Il bilancio di sostenibilità di InfoCamere è stato votato il più chiaro, semplice ed esaustivo nell’ambito dell’Index Future Respect 2020, ideato da ConsumerLab, che presenta ogni anno i bilanci di sostenibilità più apprezzati dai consumatori.

Oltre mille bilanci di sostenibilità (1.127 per l'esattezza) sono stati sottoposti al vaglio di una commissione composta da un gruppo di esperti e da consumatori che ne hanno analizzato contenuti, trasparenza e capacità di indurre a scelte consapevoli, individuando le 44 migliori imprese.

Oltre 20mila consumatori (20.705) hanno inoltre votato i loro preferiti, esprimendo anche un rating di gradimento da 1 a 5. Il bilancio di sostenibilità più votato è stato quello di InfoCamere con 2.219 voti.

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Imprese: niente sarà più come prima

Mai come in questo momento è necessario realizzare un’Italia consapevolmente digitale, capace di mettere le sue energie migliori al servizio dell’innovazione

Articolo di Paolo Ghezzi, direttore generale InfoCamere, apparso su 

 

Mai come questa volta fare un bilancio dell’anno che si chiude e provare a immaginare cosa porterà quello che sta per arrivare può apparire un compito scontato. Da un lato un bel tratto di penna: per allontanare dolore, paura e incertezza dispensati dal 2020. Dall’altro, la speranza che un vaccino possa restituirci a quella vita quotidiana che oggi facciamo persino fatica a ricordare.
L’avvio imminente delle campagne di vaccinazione e l’arrivo del nuovo anno sembrano suscitare in tanti italiani – e non solo – l’idea di poter finalmente riavvolgere il nastro e tornare indietro a dove eravamo un anno fa, più o meno soddisfatti della nostra condizione pre-pandemica. Un luogo che, però, non esiste più. Probabilmente uno dei rischi più immediati è che l’arrivo del vaccino – che tutti giustamente attendiamo come punto di svolta di questa faticosa risalita verso una nuova normalità – si traduca in un pericoloso tornante a “U” nelle nostre attitudini mentali, come se nulla fosse successo.
Una sorta di liberi tutti dalla responsabilità di dover fare tesoro di ogni esperienza e di ogni criticità, pensando di tornare alle sicurezze del passato. Sicurezze peraltro del tutto relative ed effimere, se si pensa al ritratto dell’Italia di dodici mesi fa: un mix di grandi potenzialità frenate da un sistema di regole e infrastrutture pubbliche ancora in affanno nel rispondere alle esigenze di innovazione del Paese. Un Paese che faticava a esprimere una volontà vera di cambiamento e di modernità, in una sorta di difesa di uno status quo che inesorabilmente lo faceva scivolare agli ultimi posti di ogni classifica europea.
Nell’anno che verrà, non vorremmo perdere l’occasione che si è determinata grazie alla presa di coscienza in milioni di imprenditori (e cittadini) italiani che il digitale non è un problema da gestire, ma è la soluzione per superare molti dei problemi che rendono difficile e inefficiente il nostro oggi.
L’obiettivo che deve accomunare gli sforzi di tutti, in questo momento, è quello di realizzare un’Italia consapevolmente digitale, capace di mettere le sue energie migliori al servizio dell’innovazione. Non vorremmo (ad esempio) perdere l’opportunità che si è creata nel mondo della scuola, per immaginare e realizzare modi diversi per condividere e far crescere saperi ed esperienze.
È sotto gli occhi di tutti che proprio grazie al lockdown il nostro sistema scolastico ha fatto un balzo in avanti nell’uso delle tecnologie che avrebbe richiesto dieci anni seguendo la normale evoluzione di questo specifico contesto! È il momento di sfruttare queste opportunità e non correre il rischio di vedere ampliarsi (anziché ridursi) il gap digitale tra le imprese più innovative e quelle che guardavano al digitale con sospetto o indifferenza.
La diffusione finalmente capillare dell’identità digitale, grazie allo Spid, sta portando il digitale nel quotidiano di tanti imprenditori che, fino a pochi mesi fa, dichiaravano candidamente che a loro Internet non serviva. Mentre ora – ad esempio – sono quasi un milione quelli che usano il cassetto digitale messo a loro disposizione dalle Camere di commercio per accedere ai propri dati ufficiali gratuitamente, anche da smartphone.
Quello che vorremmo è tenere viva la spinta all’innovazione che sta prendendo corpo intorno a comportamenti diffusi sul fronte dei pagamenti digitali, all’uso quotidiano di piattaforme online per l’accesso ai servizi pubblici, alla consapevolezza del valore di principi come il “once only” nei rapporti con la Pubblica amministrazione. Semi di un futuro che la pandemia ha comunque contribuito a far germogliare e crescere in modo accelerato. Sul fronte delle imprese, la realtà vincente del Made in Italy e i successi dell’imprenditoria e del genio italiano nel mondo sono sempre stati in qualche modo affiancati dal corollario “nonostante”, riferito ai ritardi e alle mancate riforme che collocano il nostro Paese in coda a tante classifiche internazionali.
Adesso è il momento di rovesciare i ruoli e fare in modo che sia il Paese a mettersi al passo delle sue imprese. “Quando si arriva al futuro, il nostro compito non è di prevederlo, ma piuttosto di consentire che accada”, scrisse Antoine de Saint-Exupéry. La sfida dell’Italia di oggi è questa. Una sfida che significa realizzare una sburocratizzazione della PA by design che parta dalla sua organizzazione e della preparazione di una generazione di digital civil servant consapevoli di essere i primi abilitatori del futuro di tutti noi.
A partire da quello delle nostre imprese, dalle quali dipende il benessere – economico e sociale – di milioni di famiglie italiane. Il tempo della pandemia è per noi quello che per i nostri nonni e padri è stato il tempo della guerra: la caduta da cui rialzarsi diversi e più forti grazie al coraggio di r-innovare modelli sociali, valori, politiche economiche, mercati.
L’arrivo del vaccino non deve farci tornare “quelli di prima”, semmai farci diventare “quelli di domani”, aiutandoci a fare il salto verso il mondo che sarà e che altri – anche senza di noi – stanno già costruendo.

 

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Qualità della vita 2020

I dati InfoCamere nell'annuale indagine de "Il Sole 24 Ore"

Anche InfoCamere ha contribuito con i suoi dati a stilare la classifica italiana sulla qualità della vita 2020.
L’annuale indagine del Sole 24 Ore (arrivata alla sua 31esima edizione) analizza 90 indicatori - per la maggior parte aggiornati al 2020 in base agli ultimi dati disponibili – e ha quest’anno trai suoi obbiettivi quello di raccontare come la pandemia da coronavirus ha impattato in modi differenti sul territorio nazionale.

Naviga i dati sulla qualità della vita 2020 su 

 

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Aumentano le imprese in rosa

Cresce il numero delle imprese femminili, come certifica l'ultimo rapporto annuale sul tema realizzato da Unioncamere.

Nell'ultimo lustro le aziende in rosa sono cresciute al ritmo del 2,9% annuo contro lo 0,3% di quelle maschili, con il Lazio in testa nella classifica delle regioni. Di fronte al Covid, però, molte aspiranti imprenditrici hanno ritenuto opportuno attendere un momento più propizio. Tra aprile e giugno, infatti, le iscrizioni di nuove aziende guidate da donne sono state oltre 10 mila in meno rispetto allo stesso trimestre dei 2019. Il calo, nell'ordine dei 42,3%, è superiore a quello registrato dalle attività maschili (-35,2%).

In sintesi, questo è il trend che emerge da uno studio di Unioncamere raccontato da Luigi Dell'Olio su

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SiBonus: un aiuto a imprese e cittadini

Dalle Camere di Commercio, una soluzione per ottenere più facimente le risorse del Superbonus e Sismabonus

Si chiama SiBonus la piattaforma delle Camere di Commercio, realizzata da InfoCamere, che consente alle Pmi e, più in generale, a tutti i titolari di crediti fiscali di cederli per ricavare liquidità immediata e, ai soggetti interessati al loro acquisto, di valutare le diverse opportunità e completare la transazione in modo sicuro, semplice e affidabile.
La finalità del servizio è quella di favorire la circolazione di liquidità nel mercato per stimolare e supportare la ripresa, promuovendo la diffusione della cessione del credito.

Ne scrive Antonio Palmieri su

 

Impresa.italia.it

Con il Cassetto digitale dell’imprenditore l’azienda si gestisce via smartphone

Realizzato da InfoCamere per conto delle Camere di commercio italiane e attivato già da 800mila imprenditori, il cassetto digitale dell’imprenditore impresa.italia.it è la piattaforma online a disposizione di ogni imprenditore italiano che, gratuitamente tramite Spid o CNS, può accedere a tutti i documenti ufficiali sulla propria impresa.
Dal cassetto si può già utilizzare la firma digitale ed è in dirittura d’arrivo la possibilità di attestare e gestire il dominio digitale. Insomma, è come avere la propria impresa “in tasca”, ovunque e in qualsiasi momento, sul proprio smartphone.

Ne scrive Rosa Guerrieri su 

servizi digitali

Made in Italy? Serve la fiducia

La forza del Registro delle imprese delle Camere di commercio – gestito da InfoCamere – come fonte ufficiale e aggiornata sui 6 milioni di imprese che operano nel nostro territorio e i 10 milioni di imprenditori che le amministrano

Articolo di Paolo Ghezzi, direttore generale InfoCamere, apparso su 

Per un sistema produttivo come quello italiano, proiettato oltreconfine fin dai tempi di Marco Polo, la ribalta dei mercati globali è stata fondamentale in questi anni di crisi prolungata per la tenuta delle posizioni nel ranking delle principali economie mondiali. E ancora di più lo sarà per aiutare il Paese a riprendere il passo della crescita, nella nuova economia disegnata dal Coronavirus. Le incertezze generate della pandemia si sommano a quelle che, negli ultimi anni, sono seguite alle fiammate protezionistiche alimentate dalla ripresa delle politiche dei dazi. Per ridurre rischi e incertezze, le imprese internazionalizzate sono oggi impegnate a ripensare le loro supply chain che si fanno più corte e più spesse, secondo un modello di grandi economie più regionalizzate e meno globalizzate.

In questi scenari, asset immateriali come la fiducia e l’informazione si confermano ancora più indispensabili per la crescita degli scambi e mettono al centro il ruolo delle istituzioni quali produttori di questi beni pubblici essenziali. La crescita economica, infatti, non può fare a meno di reti fiduciarie tra produttori, commercianti e consumatori. Per essere certi di avere davanti un interlocutore che può davvero parlare per conto dell’impresa; per verificare i fondamentali di un partner, leggendo il suo bilancio; per sapere quali sono le regole che si è dato, studiando il suo statuto. Network immateriali su cui corrono informazioni che devono essere il più possibile aggiornate e affidabili, meglio se certificate da un’autorità riconosciuta.

In Italia, il Registro delle imprese delle Camere di commercio – gestito da InfoCamere – è la fonte ufficiale e costantemente aggiornata sui 6 milioni di imprese che operano nel nostro territorio e i 10 milioni di imprenditori che le amministrano. La forza del Registro è nel suo essere stato concepito e realizzato – già venticinque anni fa – in modalità totalmente informatica e di essere perciò accessibile online a tutti in modo semplice, sicuro e veloce. Per il pubblico internazionale che vede le imprese italiane come partner privilegiati, è stato da poco realizzato Italian Business Register un portale completamente in lingua inglese da cui accedere ancora più facilmente ai dati ufficiali sui protagonisti del Made in Italy.

Con pochi passaggi, anche dal proprio smartphone, è possibile avere company profile aggiornati e già tradotti in inglese, bilanci ufficiali su circa un milione di società di capitali, analisi dettagliate delle governance societarie, mappe interattive sulle ownership e le partnership delle aziende, certificazioni di qualità, informazioni su eventuali default dell’impresa o dei suoi manager. Dati indispensabili per guidare oggi un’impresa nella data-driven economy e che, grazie agli strumenti digitali che realizziamo, sono alla portata di tutti. Anche delle imprese più piccole, le meno preparate a gestire la trasformazione digitale e che più rischiano di rimanere indietro ora che la Covid-economy sta spingendo sull’acceleratore della digitalizzazione.

In un quadro in cui l’Europa peserà probabilmente più dei mercati oltre oceano, l’orizzonte internazionale si appresta a diventare davvero il mercato ‘domestico’ anche per le realtà di minori dimensioni. Poter contare su un biglietto da visita ufficiale, in formato digitale e già pronto nella lingua degli affari – come oggi è il Registro delle imprese – può contribuire a ridare alle nostre imprese un po’ di quella fiducia che può aiutarle a guardare al futuro con meno incertezza.

 

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