Padroni tedeschi

Padroni tedeschi

a cura del Data Scientist Team di InfoCamere, in collaborazione con il Corriere Imprese Nordest

Articolo pubblicato il 09/09/2019 sul 
 

Quest'anno in Germania l'autunno è arrivato prima del previsto. Da qualche settimana infatti il cielo sopra Berlino si sta addensando di nuvole grigie, con il rischio che la perturbazione coinvolga rapidamente anche il nostro Paese, soprattutto a Nordest. Al momento si tratta soltanto di precipitazioni sparse e isolate, ma che presto potrebbero tramutarsi in rovesci. La metafora meteorologica si presta bene a descrivere la delicata fase economica che sta attraversando la locomotiva tedesca, il cui rallentamento sta destando non poche preoccupazioni per l'economia del Nordest. Nel mese di agosto infatti i principali indicatori congiunturali hanno evidenziato una progressiva frenata dell'economia tedesca che, vista da questo lato delle Alpi, rischia di impattare sul sistema economico italiano. La Germania è il primo partner commerciale del nostro Paese per valore delle esportazioni (58 miliardi di euro nel 2018) alle quali il Nordest contribuisce per quasi un quarto (12,8 miliardi di euro). Nel secondo trimestre 2019 il Pil della Germania ha accusato un -0,1% su base congiunturale e la produzione industriale è crollata in un anno di 5 punti. Anche l'indice WO, che misura la fiducia e le aspettative delle imprese tedesche, si è attestato a quota 94,3 toccando il punto più basso da novembre 2012. Al crescente pessimismo degli imprenditori tedeschi si somma una diffusa preoccupazione tra gli imprenditori italiani e, in particolare, del Nordest. Sono molte, infatti, le imprese del Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia che, grazie alla qualità dei loro prodotti, hanno sviluppato stretti rapporti di fornitura con numerose imprese tedesche, soprattutto nel settore della componentistica meccanica ed elettronica per le grandi case automobilistiche e in quello della plastica e della concia-pelli per i rivestimenti interni delle auto. Le nubi sull'orizzonte tedesco, tuttavia, non minacciano solo il nostro export. Oltre alle relazioni commerciali, il sistema produttivo della Germania ha sviluppato una presenza diretta nel nostro Paese attraverso numerose partecipazioni societarie - in particolare nel Nordest - di cui, in questa fase, è necessario valutare implicazioni e impatti.

 Secondo un'elaborazione realizzata da InfoCamere su dati del Registro Imprese delle Camere di Commercio, la Germania è il quarto investitore assoluto in Italia per numero di imprese partecipate da capitale estero e il primo investitore nel Nordest. Un dato che non sorprende, vista la presenza nel nostro territorio di diversi fattori di attrattività del tessuto produttivo (elevata dotazione logistico-infrastrutturale, eccellenza dei prodotti, forte tradizione manifatturiera, qualità del capitale umano). L'analisi - basata sulla totalità delle società italiane partecipate direttamente da un'azienda tedesca (escluse quindi le società controllate attraverso altre aziende italiane) - ha rilevato nel Nordest 835 società, circa un terzo di quelle operanti in Italia (2.525 imprese), per un totale di circa 30 mila addetti e un fatturato complessivo che supera i 12 miliardi di euro. Le partecipate tedesche sono presenti in quasi tutte le regioni italiane ma il loro «cuore» batte al Nord, soprattutto in Lombardia (1.047 imprese, pari al 41% del totale nazionale) e nel Nordest, dove è il Trentino Alto Adige a fare la parte del leone (571 imprese, pari al 23%), seguita dal Veneto (221, pari al 8,7%), che ospita le principali multinazionali teutoniche dell'automotive, del settore chimico-farmaceutico e della grande distribuzione organizzata. L'analisi per forma giuridica rivela che quasi la totalità delle imprese a partecipazione tedesca sono società a responsabilità limitata, di cui quasi il 40% a socio unico (quindi a totale controllo estero). Un dato, questo, che rafforza il profilo del Nordest quale territorio di elezione sia per la realizzazione di investimenti tedeschi in aziende già presenti, sia per l'apertura in Italia di emanazioni dirette (filiali) di proprie aziende. Una frenata decisa dell'economia tedesca potrebbe dunque avere riflessi negativi su tale platea di imprese sia sotto il profilo occupazionale sia sotto quello economico. Non solo. Le difficoltà di Berlino potrebbero suscitare forti preoccupazioni anche tra le imprese del Nordest che hanno aperto filiali in Germania. I dati del Registro delle imprese sulle partecipazioni societarie fanno emergere con maggiore nettezza l'importanza del ruolo della Germania nel sistema produttivo del Nordest e confermano i rischi che potrebbero derivare dalle dinamiche recessive della prima economia manifatturiera europea. Dinamiche rese ancora più preoccupanti alla luce del rallentamento delle altre economie europee, della possibile escalation nella «guerra dei dazi» e dell'incombente epilogo della Brexit. Per l'economia del Nordest, lo spazio che l'agenda del nuovo governo saprà dedicare a questi temi sarà quindi determinante per capire come affrontare questi passaggi rischiosi salvaguardando investimenti, competitività e occupazione.

 

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