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Articles, interviews and a “digital lexicon”

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L’identità digitale muove l’impresa

Il punto di Paolo Ghezzi, Direttore Generale di InfoCamere


 

Essere imprenditori nell’era digitale è una sfida che si vince attraverso il cambiamento di abitudini e convenzioni consolidate. Biglietti da visita e contratti firmati intorno a un tavolo, ad esempio, sono immagini di un modo di condurre gli affari che poco si addice alla velocità della Rete.

Non basta introdurre robot e intelligenza artificiale nei processi organizzativi e produttivi della propria azienda o usare i big data se poi restiamo attaccati alla nostra vecchia “identità analogica”.

Nell’era del new normal, la nostra identità si è evoluta lungo i piani e le linee invisibili delle relazioni che oggi collegano sulla Rete persone, cose, organizzazioni, idee.

Un cambiamento che coinvolge tanto i grandi quanto i piccoli imprenditori. L’emergenza degli ultimi due anni ha messo centinaia di migliaia di loro davanti ad una realtà a lungo ignorata perché ritenuta – a torto – appannaggio degli specialisti.

Sospensioni delle attività, chiusure, riduzione della mobilità hanno invece dimostrato, in poco tempo, quanto miope fosse questo approccio.

Dallo shock del primo lockdown, per tantissime micro e piccole imprese l’uso di strumenti di digital trust è stato determinante per mantenere l’operatività e non soccombere al virus.

In tanti hanno smesso di chiedersi cos’è la Pec o come emettere una fattura elettronica. Un grande passo avanti nel modo di fare impresa, alla cui base c’è una grande protagonista: la firma digitale.

Permettendo di sottoscrivere documenti di ogni natura con pieno valore legale e di completare procedure online sia verso la Pa sia tra privati (pensiamo all’apertura di un conto di home banking, alla partecipazione a bandi e appalti, alla richiesta di voucher e agevolazioni), la firma digitale è diventata sinonimo di continuità del business.

Una compagna di strada che è entrata nel quotidiano dei protagonisti più dinamici della nostra imprenditoria, consapevoli dei vantaggi che essa favorisce per semplificare l’attività e aumentare la competitività.

Introdotta vent’anni fa per semplificare i rapporti tra imprese e Pa – in primis verso il Registro delle imprese delle Camere di commercio – la firma digitale si è trasformata da scatola nera per addetti ai lavori (uffici amministrativi delle aziende, commercialisti, notai) a strumento irrinunciabile anche per gli imprenditori stessi, per guadagnare efficienza, risparmiando tempo e denaro.

Anche perché acquistare la propria firma digitale è sempre più semplice anche da remoto, senza bisogno di spostamenti o spreco di carta.

Per accompagnare questi processi, le Camere di commercio – attraverso InfoCamere – hanno deciso di intensificare l’impegno nell’avvicinare gli imprenditori a strumenti di base come la firma digitale.

Un impegno pionieristico: fin dal primo elenco pubblicato dall’allora Autorità per l’informatica nella Pa, nel luglio del 2000, InfoCamere figurava infatti tra le prime sei società individuate per le attività di certificazione nel nostro Paese.

A distanza di vent’anni – per rafforzare il ruolo delle Camere di commercio come ultimo miglio verso la trasformazione digitale delle imprese – nell’estate del 2020 InfoCamere ha ottenuto dall’AgID l’accreditamento come Qualified trust service provider (Qtsp): dalla firma digitale, alla smart card, al token – il supporto wireless che consente di firmare da smartphone, tablet o pc praticamente ovunque – per finire alla Cns, la Carta nazionale dei servizi in cui risiede la nostra identità digitale (id.infocamere.it).

Un riconoscimento del lungo impegno del sistema camerale in favore dell’innovazione digitale, con un’attenzione particolare a quel mondo di piccole imprese tradizionali che si colloca tra i protagonisti dell’export – già radicati nei nuovi territori digitali – e le giovani realtà che nascono con il Dna dell’innovazione.

Avvicinare milioni di cittadini imprenditori alla firma digitale con un servizio semplice, sicuro e uniforme su tutto il territorio nazionale, è un modo per assicurare a tutti i protagonisti dell’economia la disponibilità dei “fondamentali digitali” senza i quali, semplicemente, si è destinati a rimanere spettatori del new normal con cui tutti ci dobbiamo misurare.

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Scopri ID InfoCamere

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Start up da record

11 al giorno nel 2021, Milano capitale dell'innovazione

Come evidenziano le rilevazioni di InfoCamere, le aziende che si sono iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese nel 2021 superano le 4200 unità (per una media di più di 11 registrazioni al giorno) con una crescita del 25 per cento rispetto al 2020.
Capofila su base regionale è ancora una volta la Lombardia, trainata come consuetudine da Milano, che nel 2021 ha fatto registrare 818 iscrizioni: il dato più alto di tutta Italia.
Software e consulenza informatica il settore che fa registrare la maggiore crescita, concentrando oltre 2mila e 100 realtà, più della metà del totale delle stratup nate nel 2021.

Guarda la mappa delle startup italiane elaborata su dati InfoCamere

Scopri #ItalyFrontiers, la vetrina digitale per le aziende innovative

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Codice LEI: trasparenza e sicurezza

Il codice riduce i rischi sui mercati finanziari per le imprese e garantisce trasparenza

Un passaporto digitale finanziario per l'impresa, anche piccola, che opera sui mercati internazionali: si chiama Lei (Legal Entity Identifier) ed è un codice univoco di 20 caratteri alfanumerici che, in base alle regole europee (la direttiva Mifid II e il regolamento Mifir), dal gennaio del 2018 è diventato obbligatorio per qualunque soggetto giuridico che operi sui mercati finanziari.
Indispensabile, ad esempio, per un'azienda che, attraverso la propria banca, intenda ottenere un finanziamento basato su fondi di investimento, obbligazioni, azioni, strumenti finanziari derivati o altri strumenti finanziari innovativi (legati a sostenibilità o responsabilità sociale).
In Italia, InfoCamere, con oltre 134.000 codici gestiti, è il primo operatore emittente.

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Scopri InfoCamere|LEI 


 

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Le aziende che assumono in panedemia

Uno studio InfoCamere rivela quale sono le imprese che assumono di più ai tempi del Covid

Da un’analisi condotta da InfoCamere per Repubblica Affari e Finanza, emerge come siano ben 435 mila le imprese che aumentano l'organico durante la pandemia.
Il personale di queste aziende subisce un incremento sostanziale, passando da 5,4 a 7 milioni di addetti, il 28,5 per cento in più.

A fronte di questo incremento, il quadro globale delle imprese italiane fa però registrare un dato negativo: il totale di 3,2 milioni di imprese con almeno un addetto che esistevano già nel 2019, e che sono sopravvissute agli ultimi due tormentati anni. hanno perso 1,3 milioni di dipendenti, scendendo a 16,1 milioni, il 7,6 per cento in meno.

 

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Quante imprese diventano green?

Le imprese innovative: tra e-commerce e sostenibilità. L’analisi di Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere


 

Lo sviluppo della “Green economy” rappresenta un tema di estrema attualità che si contrappone ai modelli di sviluppo economico tradizionali, caratterizzati dallo sfruttamento delle risorse naturali senza considerarne il progressivo esaurimento e gli impatti che le attività industriali hanno sull’ambiente, sulla società e in ultima analisi sulla qualità della vita.

Lo sviluppo della Green economy è universalmente riconosciuto come la soluzione principale al problema, racchiudendo quindi tutti gli interventi sul sistema economico e produttivo globale volti a contenerne l’impatto ambientale.

Quindi, la Green economy non è un nuovo settore produttivo, un nuovo comparto che si aggiunge ad altri, si tratta, invece, di un nuovo modello di sviluppo. Pertanto tutti i settori economici hanno le potenzialità per poter essere “green” orientando i propri comportamenti produttivi verso una maggiore sostenibilità. Da qui deriva la difficoltà di identificare un perimetro di analisi per le imprese green.

Sebbene ci siano dei settori “privilegiati” che hanno la peculiarità di sviluppare e fornire prodotti e servizi che rendono maggiormente sostenibili le attività economiche e i comportamenti sociali (come i settori dell’energia, dei rifiuti e dell’inquinamento), al fine di cogliere la pervasività del fenomeno e fornire un’analisi sugli scenari di sviluppo legati alla Green economy si è deciso di fare riferimento ai dati delle startup e PMI innovative, le quali in fase di compilazione delle “vetrine” della propria attività possono dichiarare fino a 3 ambiti di interesse.

Quindi, per ogni impresa (startup o PMI) che compila la propria vetrina, abbiamo a disposizione fino a 3 ambiti di interesse legati alla propria attività, che vanno oltre i limiti dell’inquadramento in un settore di attività ATECO e permettono di individuare quelle imprese che tra le proprie priorità includono la sostenibilità e l’attenzione per l’ambiente.

Al fine di individuare le imprese “green” abbiamo sfruttato una lista di parole chiave da ricercare tra quelle fornite dalle imprese come “ambito di interesse”. Sulla base di queste parole, al 01/11/2021 sono state identificate 1.317 imprese (tra startup e PMI) che dichiarano di porre attenzione ai temi della sostenibilità (l’8,23% del totale).

 

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Lo studio sulle startup verdi

La Lombardia al primo posto per numero di startup attente alla sostenibilità

La Lombardia è la regione con più startup e Pmi innovative “green-oriented” (25,7%). Ad inseguire il Veneto (9,3%), il Lazio e l’ Emilia-Romagna (8,8%). Al Sud sono Campania (6,7%) e Puglia (4,6%) a tirare la volata. A svelarcelo è uno studio di InfoCamere, che ha preso in considerazione, al primo novembre di quest'anno, 1.317 imprese in Italia, tra statup e Pmi, che si sono dimostrate più proiettate verso la green economy su un campione di circa 14 mila aziende iscritte nella sezione speciale delle Camere di Commercio.

«Lo sviluppo della green economy- spiega Paolo Ghezzi, direttore di InfoCamere - rappresenta un tema di estrema attualità che si contrappone ai modelli di sviluppo economico tradizionali, caratterizzati dallo sfruttamento delle risorse naturali senza considerarne il progressivo esaurimento e gli impatti che le attività industriali hanno sull'ambiente, sulla società e in ultima analisi sulla qualità della vita».

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Paolo Ghezzi ha presentato di recente la ricerca all'evento "Startup, E-Commerce e Sostenibilità: le nuove leggi del mercato", organizzato da Formiche.net.
Qui è possibile consultare le slide di presentazione del suo intervento.

 

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