L’edilizia nel Nordest

A cura del Data Science Team di InfoCamere

Articolo di Serafino Pitingaro pubblicato il 14 settembre 2020 su 

Per rilanciare la ripresa economica dell’Italia, duramente colpita dalla crisi pandemica, il Governo ha puntato decisamente sulla filiera delle costruzioni in chiave di sostenibilità. Gli incentivi e detrazioni fiscali (ecobonus/sismabonus), già previsti per il 2020 in un range dal 50 all’85%, sono stati infatti ulteriormente ampliati al 110% fino alla fine del 2021 (e secondo l’ultima proposta del Mise fino al 2024 grazie al Recovery Fund). Le recenti analisi d’impatto di queste misure sembrano confermare la validità di questa scelta. Secondo l’ultimo rapporto Camera dei Deputati-Cresme, nel 2019 il volume di investimenti attivati dagli incentivi fiscali è stimabile in quasi 29 miliardi di euro, di cui 3,2 per riqualificazione energetica e 25,7 per recupero edilizio. In un settore che nell’ultimo decennio ha registrato una perdita netta di oltre mezzo milioni di occupati, le misure hanno movimentato oltre 432 mila lavoratori, di cui 288 mila diretti. In un sistema economico come quello del Nordest, caratterizzato da un’elevata concentrazione di micro e piccole imprese nella filiera dell’edilizia, l’impatto di queste misure avrebbe una rilevanza fortemente strategica. Non solo nell’ambito della green economy, ma anche nell’ottica di un rapporto più sostenibile tra sviluppo delle attività economiche e dell’occupazione da un lato e tutela e valorizzazione dell’ambiente e delle competenze dall’altro. Considerando la situazione di fragilità in cui versa il territorio e la capillarità degli interventi necessari, il tessuto imprenditoriale del Nordest ha davanti a sé una sfida sistemica per efficientare e consolidare il patrimonio edilizio nel proprio territorio. Secondo la Protezione Civile, nel Nordest i comuni a rischio sismico medio-alto sono il 21% mentre tutta l’area è classificata nelle zone climatiche con le temperature più rigide. Il tema quindi è cruciale sia per il benessere delle famiglie che per la crescita economica e occupazionale. Ma quante sono le imprese del Nordest potenzialmente coinvolte nel rinnovo, efficientamento energetico e consolidamento degli edifici? I dati del Registro delle imprese - gestiti da InfoCamere – consentono di tracciare un quadro puntuale e aggiornato delle imprese che operano nella filiera dell’edilizia o che svolgono attività di riqualificazione energetica e miglioramento antisismico del patrimonio immobiliare. Limitandoci alle aziende attive, a metà del 2020, nel Nordest si contano 101 mila imprese (12,4% del totale nazionale), quasi tutte artigiane, animate da una platea di carpentieri, marmisti, pittori, posatori, elettrici, termoidraulici, serramentisti che svolgono attività in conto proprio e/o in subfornitura, specializzati in interventi di riqualificazione ed efficientamento energetico degli edifici. Sono le maestranze alla guida di piccole imprese che proprio per le mansioni esercitate, dispongono di particolari conoscenze operative ed esperienziali molto ampie e quindi estremamente ricercate.

 

Naviga la dashboard sulla filiera edilizia del Nordest, realizzata dal Data Science Team di InfoCamere per il Corriere Imprese Nordest

 

Posto pari a mille il totale imprese di ciascuna regione, è il Friuli Venezia Giulia a registrare l’incidenza più elevata con 171 aziende, seguita dal Veneto (162) e Trentino Alto Adige (159). Se ci limitiamo invece all’artigianato, il primato spetta alla regione sudtirolese, dove la filiera dell’edilizia concentra quasi la metà delle imprese artigiane, mentre nelle altre due regioni la quota si ferma attorno al 40%. La presenza diffusa di tali maestranze nel tessuto produttivo del Nordest è sicuramente una buona notizia se pensiamo alla crescente domanda di ristrutturazioni “a costo zero” stimolata dal superbonus al 100% che potrebbe arrivare dalle famiglie. La notizia meno buona è che questa platea di lavoratori (e annesso patrimonio di esperienze) si sta però lentamente assottigliando. Negli ultimi cinque anni si è registrato in Italia un calo di circa 80 mila piccole imprese artigiane, di cui 28 mila muratori, piastrellisti, imbianchini ed elettricisti. Un terzo di queste figure lavorava nel Nordest, dove la flessione ha riguardato soprattutto elettricisti (-21%), pittori (-12%) serramentisti e marmisti (entrambi -11%). Tutto questo a fronte di una crescente domanda di competenze sempre più complesse, basate su un mix capacità manuali, tecnologiche e digitali. Si tratta di una sfida (qualità delle competenze) nella sfida (quantità di lavoratori), che il Nordest è chiamato ad affrontare e vincere in tempi rapidi, per rimettere in moto un territorio che, più di altri. ha sofferto a causa dall’emergenza sanitaria. Avere chiaro il contesto di riferimento e i trend in atto a partire dai Big Data del Registro Imprese – elaborati anche attraverso tecniche avanzate di data analytics - è un primo passo per definire le policy necessarie a superare questo doppio ostacolo.. La dashboard navigabile disponibile all’indirizzo www.infocamere.it/edilizianordest - realizzata da InfoCamere per il Corriere Imprese – fornisce alcuni primi elementi quantitativi per diffondere la conoscenza di questi fenomeni e stimolare l’interesse per eventuali ulteriori approfondimenti. 

 

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