Acquedotto-conoscenza-ghezzi

Acquedotto della conoscenza

Una riflessione sull'esperienza dei Suap delle Camere di Commercio

 

17/05/2023. Articolo di Paolo Ghezzi, Direttore Generale InfoCamere, uscito nel numero di maggio del mensile “Private” 

Correva l'anno 1973. In una sera di primavera, l'allora ministro dell'Industria Carlo Donat-Cattin si trovò a cena con un personaggio probabilmente unico nella storia della pubblica amministrazione italiana: Mario Volpato. Un personaggio singolare. Professore di matematica all'università di Padova nonché presidente della Camera di Commercio, Volpato aveva invitato a cena il ministro per convincerlo della bontà di una sua idea "visionaria": trasformare gli archivi cartacei delle Camere di commercio in banche dati elettroniche e collegare tra loro - attraverso un sistema informatico - i registri camerali, gestendoli in modo standardizzato.
Con il suo fare schietto — Volpato dava del tu a tutti, anche al primo incontro — il professore chiese al ministro: "Ma tu... se devi portare l'acqua in tutte le case di una città, fai mille pozzi o costruisci un acquedotto?".
L'esito di quella domanda è oggi sotto gli occhi di tutti. Il sistema camerale italiano è un'eccellenza internazionale per l'interconnessione di archivi pubblici. L'idea di Volpato era tanto semplice quanto innovativa-. Associava una visione e un metodo — partire dal territorio per costruire innovazione diffusa nel Paese - più che mai validi anche oggi nell'epoca del cloud computing e dell'Intelligenza artificiale, in cui i progetti del Pnrr sono alla disperata ricerca di strumenti affidabili per la "messa a terra".

I vantaggi del servizio

Unendo esperienza, competenze e affidabilità, in questi decenni il modello di semplificazione che le Camere di Commercio hanno sviluppato - con il supporto di InfoCamere - ha generato risultati concreti e tangibili ed è ormai una piattaforma di riferimento per il legislatore.
L'esempio del Suap (lo sportello unico per le attività produttive) è illuminante.
La legge che ha istituito questo strumento di semplificazione del rapporto Pa-impresa ha affidato ai comuni la sua realizzazione e gestione. Se il comune non era in grado di provvedere da solo, la norma prevedeva la possibilità di aggregarsi tra più enti per la gestione comune dello sportello. Se neanche in questo modo fosse stato possibile adempiere al dettato della legge, si offriva al comune la possibilità di rivolgersi alle Camere di Commercio e alla loro infrastruttura tecnologica, fondata su un principio: semplificare.

Leggi l’articolo completo.